Personalità

Molti uomini d’arte lavorarono nella vicina penisola, onorando la loro terra d’origine e lasciando opere preziose, abbellendo ed arricchendo il patrimonio d’arte. Furono architetti, imprenditori, impresari, stuccatori, pittori, scultori.
Domenico Morelli, ventenne lasciò Torricella, nel 1710, con la qualifica di “picapietra” e si portò direttamente a Imola, chiamato dal prozio Domenico Trefogli. Ben presto si fa subito “mastro muratore”, poi “costruttore”, indi “architetto”. Gli vengono attribuite le seguenti opere maggiori: il solenne scalone di Palazzo Macchivelli, la nuova facciata del Seminario, lo scalone di Palazzo Dal Pozzo. Non va dimenticato che garantì la fecondissima attività del figlio Cosimo, curando la perfetta riuscita nell’esecuzione dei progetti, fondando col figlio minore l’impresa edilizia con altri Torricellesi: impresa che oggi si chiamerebbe: “Impresa costruzioni e decorazioni Domenico Morelli , figli e associati”.

  1. Cosimo Morelli (1732-1812)

    Considerato uno tra i grandi architetti italiani. Ebbe attività frenetica nel campo professionale e imprenditoriale: costruì più di quaranta chiese tra grandi e piccole, quattordici teatri, archi trionfali, infiniti palazzi, monasteri, orfanotrofi, ospedali, strade, piazze, ponti. Tra le sue opere più famose, la Cattedrale d Imola, il duomo di Macerata e quello di Fermo, la Chiesa di Sant’Agostino ad Imola, il palazzo dei principi Braschi-Onesti, il restauro di quello di Ravenna, il teatro di Imola, il palazzo dei Marchesi Anquisola di Piacenza ed in seguito quello della casa Borromea.
  2. Luigi Morelli

    Figlio di Domenico e fratello di Cosimo. Attivissimo nell’impresa paterna sopraccitata.
  3. Domenico Trefogli

    Prozio paterno di Domenico Morelli, architetto e stuccatore a Imola, “svicero de Toricela”. Tra le sue opere, la progettazione e la realizzazione del sontuoso scalone d’onore nel Palazzo dei nobili Tozzoni a Imola; la trasformazione completa della Chiesa e del Convento di Santo Stefano, delle suore Clarisse; ebbe l’incarico della sovrintendenza tecnica della chiesa di Santa Maria della Misericordia; nel rifacimento del Palazzo Pubblico di Imola. Di Domenico Trefogli e Felice Magistretti sono tutti gli stucchi della chiesa del Convento di Santo Stefano a Imola; eseguì gli stucchi nella Collegiata di San Francesco di Lugo (Ravenna) in collaborazione “col celebre scultore di Torricella Piermauricio Giabbani, suo cognato.
  4. Pietro Trefogli, (26 settembre 1763-8 settembre 1835)

    Scultore ornatista. Dopo gli “studi grammaticali” al Collegio dei Padri Somaschi di Lugano, fu mandato a Milano “a imparare il disegno”. Lasciata Brera (a quei tempi brillava il professor Giocondo Albertolli di Bedano) va a Bologna, presso i suoi parenti di Torricella: Leone Giabbani e Paolo Trefogli. Operò nella sua arte soprattutto prima a Ferrara e poi a Bologna. Adornò i palazzi cicognara-Massari-Calcagnini, il palazzo Casazza una sala del Quirinale a Roma. Tornato a Bologna eseguì insigni lavori per la Cattedrale: il monumento a Francesco Tinti, quello Fantuzzi, quello Doria-Fieschi quelli del Marchese Beccadelli e dell’Accademico Vavazzoni-Zanotti e via dicendo.
  5. Francesco Ambrogio Petrocchi

    Architetto, cresciuto all’arte alla scuola dei Morelli. L’opera che gli diede maggior lustro è la Chiesa del Carmine a Lugo di Ravenna, seguita dalla coraggiosa novità di concezione e di stile del Teatro Pubblico.Chiamò da Torricella, così come ha fatto i capomastro Magistretti, alcuni familiari: un Domenico Petrocchi e suo figlio Pietro.Nell’impresa Morelli lavorarono moltissimi Torricellesi. Nella costruzione della Cattedrale e Duomo di San Cassiano di Imola (che può essere chiamata “Il Duomo dei Torricellesi”) lavorarono, tra gli altri il capomastro Giovanni Magistretti, nonché gli stuccatori Giandomenico Trefogli e Maurizio Giabbani, Paolo Trefogli e Felice Magistretti (i Magistretti in un primo tempo sono detti “Milanesi”, ma poi si riconosce ch’essi pure erano di Torricella e ne figurano quattro: Felice, Giovanni, Giuseppe e Guglielmo). Famiglia Beltramelli, stuccatori, dal 1679/1733 si espandono per tutto il Piemonte: Pietro e Antonio a Savigliano (Prov. Di Cuneo): Chiesa San Giovanni, altare; Torino, lavorano nel Palazzo Reale.

    Francesco, pittore; Domenico, stuccatore.

    Passardi Giovanni, stuccatore, 1650, lavora probabilmente a Roma.

  6. Giovanni Pietro Passardi

    Nel 1680 è in Ungheria quale tessitore di seta. Tesseva broccati d’oro e d’argento di gran pregio e divenne fornitore della casa imperiale.
  7. Giabbani Paolo (1750-1830)

    Noto autore degli stucchi alla tomba di Dante in Ravenna. Lasciò alcuni stucchi di sua invenzione nella sua casa di Torricella.
  8. Bellotto Bernardo, (1700)

    Pittore di paesaggio al Palazzo Reale in Torino.
  9. Bellotto Francesco

    Capomastro al palazzo Barolo in Torino.
  10. Pietro della Torricella, di Giacomo

    Nel 1468/1475 appare uno dei maggiori assuntori della rocca di Saturnia: Antonio della Toricella, di Pietro, lavora a Sassoleone, come risulta da un documento: “actum in Castro Sassiglioni presentibus magistro Antonio magistri Petri de la Torrexella, villa Val di Lugano, partibus Mediolani.
  11. Rocco Domengoni

    Figlio del maestro Sebastiano, da Taverne. Nel 1626 operava in Toscana. Morì agli inizi del marzo 1645.

L’arte polacca deve particolarmente molto agli artisti del Ticino, che costituirono in Polonia il più numeroso gruppo di artisti stranieri. Vi portarono le loro capacità tecniche ed il loro gusto artistico, perfezionatosi da secoli e da generazioni nel Paese dei Laghi. Tra questi, alcuni di Torricella.

Giuseppe Simone Bellotti, (dalla Valsolda in Torricella), architetto di corte (re Michele Korybut: 1668-1674).
Tommaso Bellotti, (1667-1712) figlio di Domenico; architetto, fratello di Giuseppe Simone.
Bellotti Francesco (-1708), ingegnere e progettista.

Un ultimo sguardo a coloro che lavorarono soprattutto in patria, nella Valle del Vedeggio.

La bella Chiesa parrocchiale di Rivera venne edificata fra il 1789 ed il 1793, su disegno dell’architetto Andrea Pedretti di Rivera, per opera del capomastro Pietro Petrocchi.